Domenica, Settembre 05, 2010
   
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"PERCHÈ NOI SALESIANI CI IMPEGNIAMO NELLA COMUNICAZIONE SOCIALE" (SSCS). Stati Generali CS.

Foto19292di Carlo Di Cicco, giornalista, Vice Direttore dell'Osservatore Romano
Comunicazione sociale salesiana Italia e Medio Oriente – Il presente è già futuro Casa generalizia 28 novembre 2009 ore 15,30-16,30.

Il tema che abbiamo di fronte chiede di riflettere su due prospettive: l’immagine dei salesiani presso il mondo esterno l’impatto comunicativo della realtà salesiana verso il mondo esterno Ma poi possiamo leggere lo stesso tema con altre formulazioni: L’immagine dei salesiani nella comunicazione Come i salesiani creano i contenuti nella comunicazione Come potenziare o cambiare la comunicazione salesiana per renderla efficace
Un’inchiesta tra giornalisti. In vista di questo incontro ho chiesto a quindici giornalisti per lo più qualificati vaticanisti, uomini e donne, di diverse aree culturali e politiche, nessuno tra essi ecclesiastico, quale immagine avessero dei salesiani e come valutassero la presenza dei salesiani nella comunicazione. I risultati di questa inchiesta - seria ma senza i crismi scientifici previsti nella campionatura di una indagine sociologica - è un’utile anteprima al nostro tema.
Eccoli in sintesi.

 


 

In questa lettera don bosco, dopo aver indicato come Dio si è impegnato a comunicare col suo popolo per salvarlo, dichiara di volerlo imitare e ci consiglia, evidenzierei io; “ci spinge” a fare lo stesso indicando varie motivazioni.

La prima. Fu questa una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza; e voi sapete come io dovetti occuparmene con instancabile lena, non ostante le mille altre mie occupazioni (…).

Seconda. Infatti la mirabile diffusione di questi libri è un argomento per provare l'assistenza speciale di Dio. In meno di trent'anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo.

Terza 3. Questa diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della nostra Congregazione. (…).

Quarta. Perciò fra questi libri che si devono diffondere, io propongo di tenerci a quelli, che hanno fama d’essere buoni, morali e religiosi, e debbiansi preferire le opere. Uscite dalle nostre tipografie, sia perché il vantaggio materiale che né proverrà si muta in carità, col mantenimento di tanti nostri poveri giovanetti, sia perché le nostre pubblicazioni tendono a formare un sistema ordinato, che abbraccia su vasta scala tutte le classi che formano l'umana società (…). Vi prego e vi scongiuro dunque, di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione (…).

indexCAFEQZRKFinisco – scrive Don Bosco - : la conclusione di questa lettera deducetela voi, col procurare che i nostri giovani attingano i morali e cristiani principi, specialmente dalle nostre produzioni, evitando il disprezzare i libri degli altri. Debbo però dirvi che provai grave pena al cuore, quando seppi che in alcune nostre Case le opere da noi stampate, appositamente per la gioventù, fossero talvolta sconosciute o tenute in nessun conta. Non amate e non fate amare dagli altri quella scienza, che al dire dell'Apostolo in fiat, e rammentatevi che S. Agostino, divenuto Vescovo, benché esimio maestro di belle lettere ed oratore eloquente, preferiva le improprietà di lingua e la niuna eleganza di stile, al rischio di non essere inteso dal popolo”. La grazia del Nostro Signore Gesù Cristo sia sempre con voi. Pregate per me. Torino, 19 Marzo, festa di S. Giuseppe, 1885. Af.mo in G. C. Sac. GIOVANNI Bosco.

 

2 Passione per Dio e passione per la salvezza dei giovani

Per me queste parole sono sufficienti per rispondere alla domanda “perché noi salesiani ci impegniamo nella CS” e sono anche sufficienti per motivare la nostra presenza nelle CS come evangelizzatori, educatori e comunicatori di senso.

Vorrei aggiungere, però, qualcosa in più alla luce del Sistema Salesiano di Comunicazione Sociale e del CG 26, documenti che in questi anni devono aiutarci a tracciare il cammino.

Vorrei dire, con altre parole, quanto Don Bosco diceva a suo tempo e per noi resta sempre attuale.

La Comunicazione Sociale in Congregazione si fonda nella missione stessa della chiesa2: è la Passione per Dio e la passione per la salvezza dei giovani3 e può essere riassunta nel nostro motto e progetto di vita e preghiera “da mihi animas, cetera tolle”. Come Salesiani siamo chiamati a far sì che i giovani conoscano e amino Dio e il suo inviato Gesú Cristo e, allo stesso tempo, far capire loro che sono amati da Dio in Cristo Nostro Signore. Siamo chiamati a far capire ai giovani quanto siano importanti nella chiesa e per la chiesa4. Detto questo è chiaro quanto la Comunicazione Sociale non sia un qualcosa esterno, una aggiunta alla missione salesiana! Essa è una missione che scaturisce dalla stessa missione.

Per questa stessa ragione non è esatto dire che Don Bosco introdusse la Comunicazione Sociale nella sua missione! Egli, si rese conto che la Comunicazione Sociale era parte della missione affidatagli da Dio! Ne segue che il Salesiano, a imitazione di Don Bosco, viene ad essere, in modo inseparabile, un evangelizzatore, un educatore e un comunicatore.

 

indexCAS034B0Per quanto detto poco sopra, noi salesiani non vediamo né consideriamo la CS come qualcosa di puramente tecnico. Non ci consideriamo solo tecnici specializzati nei mezzi in informazione e produzione di notizie, ma vogliamo e cerchiamo di essere professionisti in quest’importante attività culturale perché ce lo chiede la nostra stessa vocazione di evangelizzatori e educatori dei giovani. Attraverso la comunicazione sociale siamo certi e sicuri che possiamo manifestare e trasmettere ai giovani l'amore di Dio che si è fatto uomo in mezzo a noi, che é entrato nella nostra cultura e nella nostra storia per salvarci. Vogliamo imparare, capire ed utilizzare la CS come un nuovo linguaggio, come un nuovo spazio di incontro globale, come tecnologia che apre una porta a una nuova cultura e si presenta come una risorsa educativa per la evangelizzazione.

Dobbiamo essere coscienti che già da tempo i giovani, attraverso i personal media, si sono creati un loro ambiente, una loro dimora, un linguaggio con i suoi simboli, un nuovo continente. Questa evoluzione viene vista, da parte di alcuni, con una certa sfiducia, quasi una minaccia per gli educatori, gli evangelizzatori e comunicatori… tradizionali.

Avendo lasciato alle spalle l’età della pietra e del cesello, della carta e dell'inchiostro, delle pareti scolastiche, dell'essere solo ricettivi e senza possibilità di interazione, i nostri giovani sono alla ricerca di nuovi spazi e di nuovi linguaggi, di nuovi metodi e di nuove presenze per dialogare, per riflettere, per essere educati ed evangelizzati,. Ora essi sono autori e attori di questo “spazio”, del suo linguaggio e dei suoi contenuti; ricreano ed inventano le loro persone (avatar), ricercano la navigazione, la convergenza ed il dialogo amichevole nel cyberespazio. Qui loro si trovano! Là dobbiamo esserci anche noi come Chiesa e come Congregazione.

Noi non siamo per noi stessi, siamo per i nostri giovani! Non entrare in questo nuovo mondo é come non voler incontrare, annunciare e testimoniare quel Dio che si è incarnato in un mondo… che continua a progredire. La Chiesa non può essere testimone di Gesù Cristo, il crocifisso e il risorto, se non entrando in quel mondo dal quale é sorta e al quale è stata inviata. Parimenti la Congregazione Salesiana non compirà la sua missione se rimane fuori dell’habitat dei giovani, perché loro sono la nostra ragione di essere e a loro siamo stati inviati. Fuori da questo “spazio” e linguaggio non incontreremo mai i giovani, ne li ascolteremo, ne capiremo e, di conseguenza, non saremo visti, capiti e neppure ascoltati. I giovani, che oggi nascono nell’era del cyberspazio hanno il “diritto di accesso” a Dio e alla loro salvezza5.

 

Se affermiamo che la CS sta al centro della missione salesiana, allora la vedremo non come un hobby, come un passatempo, come qualcosa di aggiunto o secondario, bensì come una grazia, come un'opportunità per fare conoscere l'amore di Dio alle nuove generazioni. Vedremo tutte le sue grandi possibilità evitando inutili piagnistei sul passato o forzate analisi moralistiche sui rischi o elementi negativi.

Ai Salesiani la nuova realtà comunicativa non fa paura! Non fuggiamo da essa, non vediamola con sospetto, come causa di tutti i mali della società. Non possiamo respingerla perché sarebbe come respingere e dimenticare gli innumerevoli giovani che in essa vivono in modo "naturale", lavorano, si divertono, ad essa si riferiscono, in essa godono, soffrono e, si può dire, in essa muoiono.

Noi Salesiani, però, abbiamo imparato dal nostro Padre Don Bosco a vedere la CS in modo realistico e ottimistico, mai ingenuo!

Affermiamo che è un eccellente habitat dei giovani, un nuovo linguaggio ed opportunità per stare con loro in vista della loro evangelizzazione ed educazione6. La crescita e l’approfondimento della nostra identitá carismatica e della nostra passone apostolica7 non possono far rinunciare all’universo multimediale nel quale tutti viviamo, anche se a volte non ci rendiamo conto o non l’accettiamo. Dio sta anche lì, lì ci incontra e lì noi lo incontriamo, si fa vedere e si fa sentire. A noi, chiamati ad essere pastori, il compito di inculturare il Vangelo in questa realtà. Un cuore salesiano, appassionato per Dio e per la salvezza dei giovani, si sentirà sempre spinto a trovarsi dove essi vivono, ad utilizzare il linguaggio che essi utilizzano, a cercarli dove essi si trovano.

Non è forse questo quello che faceva Don Bosco?

Il buon Pastore esce a cercare i suoi giovani perché sono importanti per Dio, per la Chiesa e per lui. Il principio salesiano è "fare" il primo passo, prendere l'iniziativa. Non aspettare che essi lo facciano per primi. Sappiamo, come già detto, che in questo campo sono loro a muovere i primi passi. Un segno chiaro ed eloquente sono le nostre chiese vuote, divenute un museo più che un luogo di vita.

Solo un cuore appassionato per Dio e per la salvezza dei giovani ci spingerà ad imparare i nuovi linguaggi ed a frequentare i nuovi "cortili" per comunicare l'allegria del Vangelo, ci farà uscire da invecchiate sicurezze per emigrare verso nuovi luoghi o spazi dove stare tra i giovani, ci farà perdere la paura di camminare verso lo sconosciuto e lasciare le comode tradizioni e vivere il "da mihi animas, cetera tolle" verso quelle nuove frontiere dove i giovani oggi si trovano. Quei giovani hanno diritto al Dio di Gesù, al Buon Pastore, perché Egli li ama più di noi. Il CG 26 è molto chiaro a questo riguardo.

 

3 La CS, cortile ampliato dove trovarsi da amici

In Don Bosco la passione per Dio e la salvezza dei giovani era tale che seppe capire ed utilizzare uno dei migliori mezzi di difusione della cultura, delle idee e dell'educazione del suo tempo: la stampa. Come abbiamo sentito all’inizio, nella sua lettera, egli non potendo essere presente fisicamente in tutti i luoghi i cui erano i giovani allargò il suo "cortile" e moltiplicò la sua presenza ampliando l'aula dell’esercizio educativo ed il pulpito evangelizzatore. Si mise con intelligenza e convinzione nel campo editoriale, potente mezzo di comunicazione e diffusione di idee del suo tempo. In questo modo potè moltiplicarsi tante volte quanti erano i giovani e la gente del popolo che leggevano i suoi scritti. In questo modo faceva arrivare il vangelo, la cultura cristiana, le sue idee, i suoi sentimenti e le sue convinzioni a tutti. Con la CS del suo tempo voleva formare le loro coscienze, modellare la loro struttura mentale, stimolare la loro fede, aiutarli a sviluppare la loro autostima e far sentire loro che, anche in quel modo, era vicino perché erano particolarmente importanti per lui.

Le lettere sulla diffusione dei buoni "libri" e del "maggio 1884" offrono interessanti prospettive.

Per il salesiano é fondamentale la diffusione della buona stampa perché favorisce nei suoi lettori la ricerca dei motivi per dare gloria a Dio.

È fondamentale essere presenti “nei nuovi cortili”, abitati e affollati da adolescenti e giovani8 perché proprio in questi possiamo portare e incarnare il Vangelo9. I Salesiani, come non possono restare ai margini del “primo cortile”, tantomeno oggi non possono restare fuori i “nuovi cortili”10. Non fermiamoci ai trionfi, all’esperienza e alle visioni del passato. Non possiamo neppure contemplare da fuori e da lontano lo sviluppo vertiginoso di questi nuovi spazi culturali e, ancor meno, esserne acuti critici senza scendere in “campo “ e impegnare la nostra vita accanto a loro11.

La missione salesiana è la stessa, ma i giovani ed il loro mondo evolvono! Si tratta di vedere se gli educatori, gli evangelizzatori e gli annunciatori dell'amore di Dio sanno crescere ed evolversi allo stesso modo. Senza ombra di dubbio, a Don Bosco sarebbe dispiaciuto molto vedere i Salesiani ai margini di questi nuovi cortili dove i giovani vivono, dialogano e ascoltano con attenzione quello che vi accade. Salesiani che, come descritto nella lettera dell’’84, non si relazionano con i giovani, che non sanno conquistarsi la loro fiducia e li lasciano soli nei momenti importanti della vita. Don Bosco si sentirebbe triste perché non sarebbe come ai primi tempi, quando i suoi salesiani passavano il tempo, spendevano la loro vita stando in mezzo ai giovani; quelli erano tempi della vicinanza, della fiducia, della familiarità, e di un buon scambio di relazioni. Se non stiamo con i giovani, non potremo compiere la nostra missione: essere portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente i più poveri e bisognosi.

Per questo dobbiamo essere noi i primi convinti che realmente Dio li ama e che non li lascia soli, abbandonati alla loro sorte in un nuovo universo. Anche in questo nuovo contesto la preoccupazione di Don Bosco - “Chi glielo dirá se i Salesiani non stanno in mezzo a loro?12 – resta ancora valida.

 

 

4 La CS opera per la missione

Se il Sistema Preventivo reclama la presenza del salesiano e della comunità nel "cortile", tra i ragazzi, allora dobbiamo riflettere, aggiornare e mettere in pratica la presenza del salesiano e della comunità negli attuali cortili allargati della comunicazione convergente e multimediale dove le pareti non sono né di mattoni né di cemento, dove le connessioni già non sono più solo di metallo o di fibra, bensì energia ed onde catturate e rilanciate all'infinito da satelliti e bluetooth.

I cortili, le aule, le chiese si sono allargati tanto che superano l’idea tradizionale di opera salesiana. Il mondo è racchiuso in un telefono cellulare, puoi comunicare con chiunque, barriere e distanze geografiche sono pressoché inesistenti. In questi nuovi cortili la capacità di dialogo è fondamentale perché tutto il mondo ha il diritto di essere rispettato. In essi le persone ben orientate ed accompagnate si sentono utili e costruiscono una nuova realtà. Particolarmente i giovani possono condividere quello che hanno, quello che sanno e quello che sono.

Sotto questa luce la CS non può essere solo un mezzo di cui servirsi, o un linguaggio col quale esprimerci o dimensione che tutto attraversa.

Salesianamente parlando ci rendiamo conto che si tratta di un campo dove possiamo educare evangelizzando ed evangelizzare educando. Consideriamo, quindi, la CS non solamente come mezzi del presente e del futuro per compiere la missione, ma come un vero e proprio campo per il quale é assolutamente necessario attrezzarsi, formarsi, addestrarsi e preparare personale specializzato; dove si deve investire con intelligenza e generosità nella formazione di educatori, evangelizzatori, comunicatori; tempo e risorse economiche13.

A questo riguardo, il CG26 è molto chiaro e vede necessario cambiare la mentalità e modificare le strutture passando "da un atteggiamento timido e da una presenza sporadica nella CS ad un uso responsabile, ad un'animazione educativa e evangelizzatrice più incisiva."14 (CG 26 104/5).

Emergono, a questo punto, alcune domande.

  • Perché in tante parti della Congregazione i mezzi e le opere di comunicazione sono considerate come delle aggiunte ad un'altra opera o come iniziativa particolare di qualcuno che ha questo tipo di sensibilità?

  • Perché in alcune ispettorie, quando scarseggia il personale, si preferisce sacrificare opere di CS ed in altre, la CS non é neppure presa in considerazione?

  • Se Don Bosco all'inizio della Congregazione si impegnò con tanta convinzione e forza, non si impegnerebbe oggi nel campo della CS e nelle nuove tecnologie?

  • Se già siamo passati dall'era industriale a quella della comunicazione digitale, l'educazione dei giovani e la formazione dei salesiani non può più essere la stessa del passato?

 

 

  1. I Dicasteri per la Missione

La missione affidata alla Congregazione: "essere portatori dell'amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri", richiede per la sua realizzazione la comunione di forze e la convergenza di prospettive. A questo fine il rettor maggiore ha unito la Pastorale giovanile, la CS e le misioni sotto il nome di “dicasteri per la missione.”15

In nessun modo questa unità nella Missione annulla l'identità e prospettiva propria di ogni dicastero, semplicemente dichiara che il senso autentico di ognuno si trova solo nella prospettiva della missione e nella comunione con gli altri in funzione della stessa. Si tratta pertanto di un modo di pensare, di organizzare, di orientare e di agire a partire dal proprio dicastero, in comunione con gli altri, in vista della realizzaione dell'unica missione. Non si assolutizza nessuno dei dicasteri né si vedono come paralleli uno all’altro. Fin dal primo momento del processo, della riflessione, si parte dalla missione comune nella visione specifica (di ogni dicastero). L'organizzazione del proprio dicastero ubbidisce alla missione comune ed i punti interattivi necessari per il suo compimento. Ci saranno momenti nei quali la missione, mediante il dialogo, richiederà di una riflessione, organizzazione ed attuazione simultanee, ma in molti altri, ogni dicastero rifletterà, si organizzerà, si orienterà ed agirà d’accordo alla propria identità, sempre al servizio della missione in una nuova cultura e tra nuovi giovani.

 

 

6 Una struttura minima ispettoriale

La messa in pratica della missione, oltre alla comunione fra i dicasteri e delegazioni, richiede che ogni Dicastero mantenga chiara la sua identità ed il suo lavoro nell'organizzazione della Congregazione e di ogni ispettoria. Vorrei ora trattenermi sulla struttura e organizzazione minime di ogni Ispettoria secondo il Sistema Salesiano della Comunicazione Sociale16.

 

In primo luogo, non si può sviluppare la CS in Ispettoria senza una integrazione con il Progetto Organico Ispettoriale (POI) e senza la nomina e la presenza effettiva di un Delegato, salesiano o laico “ad hoc” a cui compete portare avanti l’animazione di questo settore, partendo sempre dalla centralitá della missione17. Si capisce che la necessaria integrazione della CS con il POI è parte integrante della missione e chi, nella Ispettoria, dirige i lavori, é il Delegato con la sua èquipe18. Solamente attraverso la nomina del Delegato, salesiano o laico, e prevalentemente a tempo pieno, può diventare effettiva l'animazione e l'organizzazione ispettoriale della CS nell'era della comunicazione digitale. Il delegato/a, secondo il caso, e la decisione dell'Ispettore col suo Consiglio, in comunione con gli altri delegati per la Missione, la formazione e l'economia, vigilerá perché si porti a termine l'elaborazione, l'esecuzione e la valutazione di vari progetti e l'animazione dei campi indicati per il SSCS: il Progetto Ispettoriale di CS, il Progetto di Formazione iniziale e permanente alla CS (priorità durante questo sessennio). Per l'informazione interna e esterna dell'Ispettoria, ANS, sdb.org, Chiesa e mezzi locali, pagine web: ispettoriali e di ogni opera, bollettini informativi, etc.,, e la presenza ed organizzazione di imprese (tipografia ,casa editrice, librerie, radio, tv, centri di produzione, etc)..

 

I principi generali avranno successo se dotiamo ogni Ispettoria della struttura, dell'organizzazione e del personale necessario ed adeguato in questo campo ed opera del presente e del futuro per la missione salesiana. È anche vero che non sempre disponiamo degli strumenti e personale necessari, però dobbiamo studiare il modo di come acquisirli e di prepararli, sia tra i salesiani come tra i laici dell'Ispettoria. Rimanere fuori di questo continente comunicativo dentro il quale tutto si muove e tutto vive, è perdere lo stesso futuro: Da dove sorgeranno le nuove vocazioni per educare ed evangelizzare, per manifestare l'amore di Dio alle nuove generazioni?

 

Davanti all’urgenza e alla necessita richieste per la missione, la soluzione non sta nel lamentarsi e tirarsi indietro o incrociare le braccia, bensì nell’aprire la mente ed il cuore alla speranza, alla fiducia in Dio ed in noi stessi, cominciando col prendere decisioni, col cambiare certe strutture che sono strategiche, e dando in questa direzione piccoli e sicuri passi. Darwin diceva che la vita e il futuro appartengono alle specie che evolvono, le rigide spariscono. Perché noi salesiani ci impegniamo nella CS, perché abbiamo i geni di un padre comunicatore; perché i ragazzi sono nei dei cortili e nell’universo della comunicazione.

 

 

P. Filiberto González Piacenza sdb

Consigliere Generale per la CS.

 

1 DON BOSCO, CIRCOLARI, DIFFUSIONE DEI BUONI LIBRI

2 Cfr., Cost. 6

3 Attenti allo Spirito ci sentiamo chiamati a volgere il nostro sguardo a D. Bosco come guida sicura per camminare alla sequela di Cristo, con rinnovata passione per Dio e per i giovani , soprattutto i piú poveri” ( CG.26, 1; Cfr. CG 26,13)

4 Cfr. Cost. 34.

5 Ci sentiamo "anche interpellati dalle nuove tecnologie della comunicazione sociale e dalle sfide educative che propongono. Le opportunità della comunicazione di oggi sono per i giovani un modo abituale per trovarsi, scambiare messaggi, comunicare velocemente e con mobilità, ma anche di modo impersonale e virtuale. La cultura della comunicazione personale può mettere in pericolo la maturazione e capacità di relazione ed esporre soprattutto i giovani al pericolo di incontri e dipendenze fortemente negative; è in questo 'cortile ' dove dobbiamo farci presenti per ascoltare, illuminare, orientare" (CG 26) 99.

6 Di lì il vincolo dei Dicasteri: "Il Rettore Maggiore col suo Consiglio... rifletta, per mezzo dei Dicasteri per la Comunicazione Sociale, la Formazione e la Pastorale Giovanile, sulle nuove sfide della cultura del dei mezzi personali di comunicazione per la formazione dei Salesiani, per la preparazione dei laici, per l'aiuto dei giovani... (CG 26, 111.)

7 "Riscoprire il significato del “Da mihi anima cetera tolle ”, come programma di vita spirituale e pastorale"(CG 26, 19)

8 "La comunità...

Organizzi i ritmi quotidiani di vita in tal modo che ogni confratello abbia la possibilità tanto di partecipare ai momenti di comunità come di essere realmente presente tra i giovani" (CG 26) 21. Sembra che le nuove povertà, la nuova cultura digitale, le nuove tecnologie e la sempre maggiore presenza giovanile in rete, stanno esigendo con maggiore urgenza la rilettura del Sistema Preventivo e della "assistenza salesiana", del "essere presenti tra i giovani." Sembra che le visioni tradizionali di assistenza, cortile e presenza, rimasero già oltrepassate da tempo.

"La comunità...

  • preveda progetti educativi per aiutare i giovani ad un uso critico e responsabile dei diversi tipi diei media, mass, folk., personale, convergenti, etc., ed incoraggi il suo protagonismo nell'ambito della comunicazione sociale e dell'espressione giovanile e popolare; usi le tecnologie la comunicazione sociale per dare maggiore visibilità alla propria presenza e per diffondere il carisma" (CG 26) 109.

"La comunità...

  • educhi, in collaborazione con la comunità educativo pastorale, alla cultura della solidarietà, aiutando i giovani ad interpretare con spirito critico i fenomeni economici e sociali del nostro tempo, coinvolgendoli in iniziative e progetti di promozione e sviluppo, favorendo l'adesione ad iniziative giuste di solidarietà

  • educhi nel rispetto della diversità etnica e religiosa e promuova lo spirito di fraternità" (CG 26) 91.

Cfr. Anche supra CG 26,99 [nota 2].

9 "Ritornare a Don Bosco significa "stare" nel cortile, cioè stare coi giovani, specialmente i più poveri, per scoprire in essi la presenza di Dio ed invitarli ad aprirsi al suo mistero di amore. Don Bosco ritorna tra i giovani di oggi attraverso l'affermazione e l'azione di una comunità che vive il suo spirito, incoraggiata dalla stessa passione apostolica" (CG 26) 2,; "curare in ogni ambiente una più efficace integrazione di evangelizzazione ed educazione, nella logica del Sistema Preventivo" (CG 26) 41. Cfr CG 26, 99 [nota 2].

10 Cfr. sopra CG 26, 19 [nota 4] e 104 [nota 2].

11 "La comunità

  • aggiorni e rinnovi la prassi dell'assistenza salesiana, cfr. Const. 39), includendo ai laici impegnati;

  • preveda annualmente nel progetto di vita comunitaria alcuni incontri di formazione che approfondiscano il tema della condizione giovanile;

  • programmi iniziative per andare all'incontro dei giovani nei loro ambienti di vita" (CG 26) 15.

"l'Ispettoria

  • presti un'attenzione costante e profonda all'evoluzione della condizione giovanile nel proprio territorio, in dialogo con le istituzioni ecclesiali e civili." (CG 26, 16).

"L'Ispettoria

  • definisca una strategia realistica per favorire una presenza educativa più incisiva nel mondo dei mass-media e delle espressioni artistiche giovanili e popolari, e prepari personale specializzato in questo ambito... (CG 26, 110. Cfr. Supra CG 26, 111, [nota 3].

12 Cfr. Vogliamo "proporre ai giovani, con allegria e coraggio , vivere l'esistenza umana come quella que visse Gesù Cristo (CG 26) 36. E "testimoniare con coraggio e con allegria la bellezza di una vita devota, dedita totalmente a Dio e alla missione giovanile" (CG 26) 61. Di lì la necessità di "impegnarsi ad amare, studiare, imitare, invocare e fare conoscere a Don Bosco, per potere ritornare a partire da lui" (CG 26) 8.

13 Sono cresciuti la sensibilità ed il compromesso della Congregazione nel fronte della comunicazione sociale. Sono segni di ciò, per esempio, l'istituzione della Facoltà di Scienze della comunicazione sociale nell'UPS, l'attivazione di diversi progetti per l'educazione nell'uso critico dei media, la crescente presenza di posti istituzionali in internet, la maggiore familiarità con la rete informatica tanto per gli scambi personali come per la formazione a distanza, il nuovo progetto del Dicastero per la comunicazione sociale. Tuttavia, abbiamo coscienza che sono multi i mondi virtuali abitati dai giovani e che non siamo sempre capaci di condividerli e di incoraggiarli per mancanza di formazione, di tempo e di sensibilità" (CG 26) 102.

Anche il CG 26 espone che "L'Ispettoria... rinforzi la preparazione dei fratelli nel campo delle discipline pastorali: pastorale giovanile, catechetica, liturgia, missiologia e comunicazione sociale" (CG 26) 39, e che "prepari personale e promuova iniziative di formazione che aiutino a stimare la comunicazione sociale per l'educazione e l'evangelizzazione", CG 26, 44.

14 Cfr. CG 26, 104/5 [Nota 2].

15 "Il Capitolo Generale 26

  • considerata la complessità della missione salesiana;

  • veda la necessità di maggiore coordinazione tra i Dicasteri per il Pastorale Giovanile, la Comunicazione Sociale e le Msisioni, in questione, nell'animazione dei settori di attivita’ condivise; chiede che il Rettore Maggiore col suo Consiglio promuova gruppi di animazione interdicasteriali per questi settori e confidi la Coordinazione ad un consigliere o un altro, salvaguardando in ogni caso l'unicità della pastorale salesiana", CG 26, 117, Cfr. Supra CG, 26 111 [nota 3].

16 Cfr. Direzione Generale Opere Don Bosco Dicastero per la Comunicazione Sociale, Sistema Salesiano di Comunicazione Sociali Linee Orientamenti per la Congregazione Salesiana, Roma, Editore S.D.B, 2005, pp. 21-32)

17 Crf. CG 24, Salesiani e laici, condividendo lo stesso spirito e la stessa missione, Roma, 1996.

18 Cfr. Sopra CG 26,111 (nota 3)




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