Mercoledì, Settembre 08, 2010
   
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Cultura

ROMA FICTION FEST 2010 - Il ‘prigioniero’ Jim Caviezel tra gli ospiti del festival

RomaFictionFestJim Caviezel, protagonista di THE PRISONER, è tra gli ospiti della 4a edizione del RomaFictionFest (5-10 luglio 2010). L’attore americano, noto al pubblico per aver interpretato Gesù ne La Passione di cristo diretto da Mel Gibson, sarà a Roma il 6 luglio alle 19.00 al cinema Adriano per presentare in anteprima, nella sezione ‘Eventi Speciali’, il remake della celebre serie inglese del ’67.

La mini serie in sei episodi, scritta  Bill Gallagher e diretta da Nick Hurran, ruota intorno a intorno a Michael (Jim Caviezel), un newyorkese che viene rapito da un gruppo di sconosciuti e si trova improvvisamente in una cittadina chiamata ‘Il Villaggio’, dove tutto segue un ordine preciso.  

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VIC. DI ROMA – UFFICIO PASTORALE UNIVERSITARIA - “IV centenario della morte di padre Matteo Ricci”

matteo_ricci__6_Mercoledì 5 maggio alle 20.00 nella chiesa di San Salvatore in Lauro (piazza San Salvatore in Lauro,5) in occasione del IV centenario della morte di padre Matteo Ricci, si terrà il concerto del Coro della Chiesa del Nord - Beitang - di Pechino, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes, l’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, e il Pio Sodalizio dei Piceni. Il programma prevede composizioni in musica sacra tra cui  otto canzoni per clavicordo occidentale, su testi dello stesso Matteo Ricci.

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PONTIFICIA UNIVERSITA LATERANENSE “Ars Amoris”

ArsAmoris1Il 6 maggio prossimo, presso l'Aula magna della Pontificia Università Lateranense, in occasione dell’Anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI sarà messo in scena “Ars Amoris. L'amore che viene da Ars”.

“ARS AMORIS” è un ConcerTheatre, connubio di parola&musica  per le voci di Mauro Di Girolamo, Maria Rosaria Olori e Angelo Petrone, le musiche composte ed eseguite al pianoforte dallo stesso autore, il maestro Sandro Crippa che insieme al cantautore milanese Davide Viganò formano l'ensemble di "Azioni Musicali" con sede a Loppiano (Fi).

In quest’ anno sacerdotale vede la luce “ARS AMORIS” “…un omaggio di bellezza all'incredibile misura d'amore di quest'uomo senza tempo che è il curato di Ars. Siamo convinti  - afferma il regista - che tale figura, sempre e più ampiamente riproposta in ogni pontificato da papa Pio X fino a Benedetto XVI , abbia molto da dire a sacerdoti e laici  e può  offrire impensati spunti vitali anche a chi non si riconoscesse in un preciso riferimento religioso; in fondo i grandi sono sempre universali".

Testo e regia sono di Maffino Redi Maghenzani che in questi anni ha firmato unitamente al m. o Giacomo Maria Danese "Un'Aureola per due" sui Beltrame Quattrocchi (62a replica italiana) e "Abissi e Vette, Simone Weil", col m. o Paolo Tarantino “TimoTheo” andato in scena nel maggio scorso nella Cattedrale di Termoli (CB) che custodisce le spoglie del discepolo prediletto di Paolo.

L’opera “ARS AMORIS è andata in scena per la prima volta il 14 gennaio scorso a Castel Gandolfo alla presenza di numerosi sacerdoti provenienti da varie parti del mondo.

 

Per informazioni:

Web:www.azionimusicali.com

 

( A cura di AF)

   

ABOUT FLORENCE Puccini - Gianni Schicchi; Zemlisky - Una tragedia fiorentina

puccinischicchi4261Puccini - Gianni Schicchi
Zemlisky - Una tragedia fiorentina
Roma 17/19/20 aprile Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Auditorium, Parco della Musica.


Vladimir Jurowski
 direttore

 

 

 

Vladimir Jurowski dirige un dittico di opere brevi ambientate a Firenze. Tragico e comico a contrasto in momenti storici diversi. Nella Tragedia fiorentina di Zemlisky, tratta da un testo di Oscar Wilde e ambientata nel XVI secolo, assistiamo ad una vicenda intrisa di morbosità tra passioni, duelli e pentimenti. Nel Gianni Schicchi di Puccini invece, le situazioni comiche e grottesche ruotano intorno ad una questione di eredità: l'opera è ispirata ad una storia realmente accaduta nella Firenze di fine Duecento e rievocata nel Canto XXX dell'Inferno di Dante.

Zemlinsky  UNA TRAGEDIA FIORENTINA
opera in forma di concerto
prima esecuzione italiana dell'edizione critica
  

tenore (Guido Bardi) Nikolai Schukoff      
baritono (Simone, un mercante) Sergej Leiferkus
soprano (Bianca, sua moglie) Heike Wessels       

Puccini GIANNI SCHICCHI
opera in forma di concerto  

baritono (Gianni Schicchi) Juan Pons          
soprano (Lauretta) Adriana Kucerova
contralto (Zita detta La Vecchia) Elena Zilio
tenore (Rinuccio) Saimir Pirgu
basso (Simone) Luigi Roni                     
tenore (Gherardo) Gregory Bonfatti
soprano (Nella) Rosanna Savoia
basso (Betto Di Signa)  Vittorio Prato
baritono (Marco)  Giulio Mastrototaro
mezzosoprano (La Ciesca)  Anna Maria Chiuri

L'arte, la letteratura e la musica dell'inizio del Secolo scorso ritrovarono nel Rinascimento Italiano una fonte di interesse e ispirazione. Una Tragedia Fiorentina di Alexander von Zemlinsky ne è un esempio. Basata su un'opera teatrale incompiuta di Oscar Wilde, racconta di una storia d'amore e di morte collocata nella Firenze rinascimentale nel XVI secolo, luogo per eccellenza di incantate bellezze e sanguinari intrighi e di azioni smisurate. La contrapposizione tra il giovane e raffinato principe, dedito al culto dell'amore e della bellezza, e la prosaica quotidianità del vecchio mercante, che apparentemente pensa solo al prezzo della lana sfocia in una storia di amore e morte dalle tragiche tinte. Il clima morboso e la scabrosità della  vicenda è restituita alla perfezione nella lussureggiante orchestrazione di Zemlinsky.

Una nuova occasione per apprezzare la musica di Zemlinsky, di cui è stata già eseguita con grande successo in questa stessa stagione "La Sirenetta".

 Tragedia in Alexander von Zemlinsky, comicità in Gianni Schicchi di Giacomo Puccini: cambiano i toni ma restiamo a Firenze.

Con un salto all'indietro di almeno due secoli ci ritroviamo al tempo di Dante. E' infatti nel XXX canto dell'Inferno che il Poeta ci racconta di un falsario di nome Gianni Schicchi de' Cavalcanti, famoso per le sue imitazioni, che viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un'incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.

Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell'atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell'aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta, innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.

Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l'intenzione di rispettare i desideri di ciascuno. Schicchi quindi declina dinanzi al notaio le ultime volontà, ma quando dichiara di lasciare a Schicchi, ovvero a sé stesso, le cose più preziose, fra cui l'ambita casa di Firenze, i parenti esplodono in urla furibonde, scagliandosi poi contro di lui, che caccia tutti dalla casa, divenuta ora di sua esclusiva proprietà.

Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente. Schicchi, contemplando la loro felicità, sorride compiaciuto della propria astuzia, che pure lo condannerà all'inferno.

Emblematico il finale, pronunciato da Gianni Schicchi:

 Ditemi voi, signori,
se i quattrini di Buoso
potevan finir meglio di così!
Per questa bizzarria
m'han cacciato all'inferno...e così sia;
ma, con licenza del gran padre Dante,
se stasera vi siete divertiti,
concedetemi voi...
l'attenuante!

 
Su questa vicenda Puccini e il suo librettista, Giovacchino Forzano, hanno creato una delle opere più comiche e irresistibili di tutto il repertorio, approfittandone per burlarsi dei vizi e dei difetti di certi caratteri tipici della buona borghesia italiana loro contemporanea.

 Musicalmente, il Gianni Schicchi (terzo capitolo del celebre Trittico, andato in scena insieme al Tabarro e alla Suor Angelica il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York) è un autentico miracolo di invenzione timbrica. L'andamento è quello di un prodigioso "scherzo" sinfonico, squarciato qua e là dalle effusioni liriche di pagine celeberrime come le due romanze "Firenze è come un albero fiorito" e "O mio babbino caro".

 Sul podio, fra tragedia e commedia, la dinamica bacchetta di Vladimir Jurowski.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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